LA TRATTATIVA DELL’IG METALL SU RIDUZIONE ORARIO E RINNOVO SALARIALE

Il 9 gennaio 2018 l’IG Metall ha iniziato una serie di iniziative di lotta chiamate di avvertimento che hanno raccolto il consenso di 80.000 lavoratori del settore metallurgico già dal primo giorno

Le manifestazioni sono a sostegno della richiesta avanzata in piattaforma di un aumento salariale del 6% e per la possibilità per i lavoratori di ridurre la loro settimana lavorativa da 35 a 28 ore per un periodo di due anni con un impatto limitato sui salari nel perseguimento di un migliore equilibrio tra vita lavorativa e vita privata.

Dopo anni di moderazione salariale sulla scia della crisi, adesso i metalmeccanici partono infatti all’attacco. Il settore è infatti sostenuto da un’economia in piena espansione, i libri ordine sono pieni e le aziende metalmeccaniche raccolgono profitti da record, è giunto il momento secondo l’IG Metal che i lavoratori tedeschi recuperino la loro parte della ricchezza che hanno contribuito a generare.

La digitalizzazione, l’emergere di un lavoro più mobile e della globalizzazione sono serviti solo a esercitare ulteriore pressione sui lavoratori che ha portato a soccombere a disposizioni di orario di lavoro più flessibili e a volte a lavorare tutto il giorno. Finora, questo ha giovato solo alle aziende ed è stato a discapito dei lavoratori. È quindi giusto che i metalmeccanici tedeschi richiedano più voce in capitolo nell’organizzazione dell’orario di lavoro.

L’IG Metall chiede un diritto individuale per i lavoratori a tempo pieno di ridurre la loro settimana lavorativa per un periodo di due anni con il diritto garantito di tornare a una posizione a tempo pieno in seguito. Per i lavoratori che stanno prendendo tempo libero per prendersi cura dei figli o dei genitori anziani, i datori di lavoro dovrebbero compensare la perdita di salario conseguente. Impostando questa richiesta, l’IG Metall mette la qualità della vita al centro del round negoziale. Stabilisce un precedente molto importante per l’orario di lavoro moderno in Europa inviando il segnale che i lavoratori vogliono una maggiore autodeterminazione nel loro orario di lavoro. Vogliono accordi di lavoro che si adattino alle loro vite, non solo ai loro datori di lavoro.

Il negoziato è intanto arrivato al terzo round, si è svolto infatti la settimana scorsa in Baden-Württemberg e continuerà questa settimana in altre regioni come la Nord-Reno Westphalia.

Al momento non è previsto uno sfondamento sul tema nella trattativa alla quale hanno partecipato 450.000 lavoratori aderendo agli scioperi di avvertimento, ed è quindi possibile che dopo il quarto incontro con le associazioni datoriali che si terrà il 24 gennaio, i giorni successivi sia la commissione contrattuale regionale che l’esecutivo IG Metal valutino la possibilità sia di arrivare ad un accordo che di prepararsi allo sciopero di 24h che si renderebbe a quel punto necessario.

La richiesta dell’IG Metall per un migliore equilibrio tra vita professionale e vita privata fa eco a un dibattito analogo che si sta svolgendo nei sindacati in tutta Europa per l’intensificazione del lavoro e la pressione da parte dei datori di lavoro di poter lavorare di più. Una recente indagine condotta dal sindacato dei lavoratori metalmeccanici francesi, FGMM-CFDT, indica una forte tendenza a lavorare più ore dell’orario legale di lavoro senza compensazione. Ciò è particolarmente vero per i colletti bianchi (“les cadres”) che, a larga maggioranza, riferiscono che il loro effettivo orario di lavoro settimanale è di circa 39 ore anziché di 35 e ore senza alcun tipo di compensazione. Inoltre, lo studio mette in evidenza i confini tra orario di lavoro e tempo libero che stanno diventando poco chiari, soprattutto per le persone che possono lavorare in remoto usando i dispositivi mobili.

Analogo dibattito si trova all’interno della CGT-FTM che discute degli effetti della digitalizzazione e della necessità di ridistribuire il lavoro attraverso anche la redistribuzione del lavoro o della FGTB Belga che sostiene una campagna per la riduzione collettiva a 32h con compensazione salariale.

A dicembre 2017, il nuovo governo austriaco ha annunciato che consentirà alle imprese di estendere la durata di una giornata lavorativa a 12 ore o 60 ore settimanali. Si tratta di un chiaro attacco ai diritti dei lavoratori e ai sindacati che finora sono riusciti ad opporsi alla ripetuta spinta dei datori di lavoro ad aumentare il tempo di lavoro.

Molti sindacati in Europa sono preoccupati per i lavoratori che devono sempre lavorare in regime di orario flessibile (turni flessibili, soprattutto turni notturni, lunghe ore di lavoro senza tempo sufficiente per la ricreazione, mancanza di prevedibilità del lavoro, che impedisce ai lavoratori di organizzare la propria vita privata , eccetera.). Questo è  spesso combinato con un aumento del carico di lavoro e più stress causato dall’implementazione di nuovi sistemi di produzione, sta diventando sempre più una causa di malattia e problemi psicosociali. I sindacati sono anche preoccupati per la maggiore pressione esercitata dai datori di lavoro nella richiesta di un’ulteriore flessibilità, che è un attacco ai diritti dei lavoratori e rappresenta una seria minaccia per la loro salute.

 

Dare forma ai tempi di lavoro per il futuro in un mondo del lavoro in evoluzione è una delle sfide principali che i sindacati hanno di fronte che ci interroga su quale sia un modello moderno di organizzazione dell’orario lavorativo che determini non solo una buona qualità di lavoro, ma anche una migliore qualità di vita. L’IG Metall in Europa sta guidando la ripresa di una lotta storica sindacale per un moderno modello di orario di lavoro. Anche per IndustriAll rappresenta una questione centrale e sarà un tema centrale della Conferenza di contrattazione collettiva “Lavoro 4.0: forte contrattazione collettiva per la digitalizzazione”, che si terrà il 6 e 7 dicembre 2018 a Bratislava di cui intanto si terrà un seminario anticipatore che si svolgerà a Roma i giorni 30 e 31 gennaio con la presenza di delegazioni sindacali francesi, spagnole, portoghesi, italiane, turche e greche che faranno il punto sulle priorità della contrattazione nei rispettivi paesi.

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